N VRDEGIA

XVI NCONTR N TRA BRIGASCA

Ddmenga 7 d Stembr 2003

 

Quest'anno era di turno Verdeggia per accogliere le Genti Brigasche per il loro annuale ritrovo di inizio Settembre. E Verdeggia, collocata come in un grande anfiteatro naturale, dono di madre natura, con il Saccarello a fare da sfondo scenografico, si dimostrata alI'altezza del compito affidatole, offrendo ai convenuti un' accoglienza fraterna e cordiale.  

Sarebbe stato bello che l' accoglienza fosse potuta avvenire nella Piazza davanti e accanto alla Chiesa, piazza che sempre stata il "cuore" del paese: una volta in piazza ci si soffermava per i convenevoli in attesa che cominciasse la Messa, si commentavano fatti, si scambiavano notizie dopo la Messa (le donne da una parte, gli uomini dall'altra); in Piazza della Chiesa si riuniva il "Consiglio" per deliberare su questioni riguardanti l'intera piccola comunit (compreso il noleggio del becco per la "sorta de Grave d'rpase ") o per ascoltare il resoconto finanziario della Chiesa dai Fabbricieri. La Piazza con la Chiesetta tanto cara ai Verdeggiaschi ancora il cuore del paese, anche se in realt stata soppiantata dal Piazzale della Carrozzabile (giustamente intitolato al Saccarello che proprio l affonda le sue radici). 

E allora per rendere il Piazzale pi "cordiale", per farlo diventare "cuore del paese", i Verdeggiaschi hanno pensato di "portarci la Chiesa". Hanno cos trasformato il grande tendone che in estate viene innalzato a lato del Piazzale per le manifestazioni di vario genere che vi si svolgono, in una grande e bella Chiesa, con tanto di Altare infiorato, candele, lumi e comode panche. In verit gi in un precedente incontro della Terra Brigasca si era fatta questa scelta. La Chiesa, come gi si diceva, c' in paese, bella, linda, calda come , un nido, ma troppo piccola per accogliere tutti in un'occasione come questa.

 

 

Nel Tendone-Chiesa, dunque, alle 10,30, dopo che era cessato il cicaleccio dei saluti ("cm la v? , e sun cuntent d veirurv", " 'n famiglia tti bn?" , "a giurnaa se persenta bn, sperm ch 'r tmp tegn "), stata celebrata da Don Alvise Lanteri la Messa, rigorosamente in Brigasco e in latino (sono riecheggiate per l' occasione le antiche arie locali del Kyrie, del Sanctus e dell ' Agnus Dei). Tutti hanno avvertito in quel momento un grande vuoto: la mancanza di Mons. Antonio Lanteri, sempre presente ai nostri incontri e deceduto a Loano dove era stato Parroco per oltre trent'anni, nell'inverno scorso. Alla fine della messa stato giustamente ricordato anche Piero Bologna, direttore della nostra Rivista "A Vastera", anche lui deceduto nei mesi precedenti.

Due particolari "toccanti" meritano ancora di essere ricordati per quanto riguarda la Messa: il pane (azzimo, come impone la Liturgia) portato all'Offertorio e usato per la Messa e la Comunione era stato impastato e cotto il giorno precedente nel forno di Verdeggia; quel forno pubblico che ha visto affannarsi in passato generazioni di donne a scaldarlo, a pulirlo ( cun 'r penass) e che ha sempre sfornato un pane profumato... di un profumo tipico, che solo chi lo ha potuto sentire.. continua a sentirselo nelle narici, senza riuscire a trovare le parole per descriverlo; le misture dei profumi sono un segreto dei profumieri; il profumo del pane un segreto di Dio... solo Lui sa quante dosi di fatica, di speranza, di passato e di presente, di vita si celano nel pane.  

L'altro momento toccante: l'offerta di un agnello (un po' "cresciuto", quasi un "vasi" ) che ha fatto riandare tanti, con la memoria al tempo in cui su questi nostri monti pascolavano centinaia, anzi migliaia di pecore: nel 1947 solo a Realdo e Verdeggia si contavano ancora oltre quaranta pastori, con un centinaio di pecore a testa: i conti son presto fatti...
Dopo la Messa ancora , incontri, convenevoli, mentre veniva servito un generoso aperitivo dalla Pro Loco ( che, bisogna doverosamente ricordarlo, coinvolge sempre nelle manifestazioni tutti: nativi, oriundi e villeggianti in una unit veramente encomiabile).
Poi tutti a pranzo, chi con i piedi sotto la tavola, chi sdraiato sull'erba di un prato ospitale, ma tutti rigorosamente in compagnia (la solitudine in montagna bella, ma non in giornate come questa). Al pomeriggio ancora festa insieme, con musiche e balli antichi e moderni, con bicchieri che si toccavano (cin cin, salute). E poi i saluti, le partenze dei pi lontani, quelli de Ra Briga, de Viusna, i Carninee, i Upghee, i Ciagiee.... Le feste (aveva ragione il Leopardi) quando volgono al termine lascaino un p di amaro, ma feste come la nosra anche tanta gioa e felicit e desiderio di rivederci. Perch sono boccate di ossigeno (non solo per i polmoni), sono un ritorno alle sorgenti e non solo a quelle pure e cristalline che sgorgano "n le roche d Sciacaree" e che scendono gorgogliando nei torrentelli in mezzo ai quali Verdeggia adagiata. Giornate come il nostro raduno sono un ritorno alle sorgenti della nostra antica cultura, fatta di cose semplici e povere, fatta di solidariet e di amicizia, ma anche di cose audaci, coraggiose e faticose, come lo strappare quelle "fascete" terrazzando gradualmente la montagna fin su in alto, per seminarvi il necessario per il vivere quotidiano, in particolare il grano che dava quel pane di cui ora sento - insieme al profumo - anche il gusto in bocca. Forse solo chi come me lo ha provato, mi capisce. A tutti gli altri, ai giovani (a cui va comunque un caloroso plauso per l'impegno con cui si inseriscono in queste nostre manifestazioni) venga pure un p di invidia: uno dei pochi casi in cui non un vizio....

Arveiru a st 'n ch vn.

Don Alvise Lanteri ( n di tanti ch'i eru)  

 

Ėncontr n Tera Brigaca

come stato vissuto da Federica Riva di anni 12

 

Oggi il 7 settembre 2003 e per me una domenica speciale.
Infatti oggi a Verdeggia si festeggia la Vastera. E' la prima volta che partecipo a questa manifestazione. Sono emozionata perch indosso dei costumi antichi. La tradizione vuole che diverse persone si vestano ricordando gli anni passati. I costumi sono rappresentati per lo pi da pastori, pastorelle e contadini. La giornata fresca, ma l'entusiasmo che circonda il paese tanto.
Primo appuntamento importante la messa: recitata in lingua brigasca : davvero insolita, ma divertente. E' bello vedere il ballo addobbato con l'altare e circondato da composizioni floreali rosse e gialle.


Rosso e giallo, infatti, sono i colori della Vastera. Durante la funzione, al momento dell'offertorio, stato offerto un agnellino vivo, un po' impaurito, ma molto dolce. Poi, invece di dare le ostie, si dato il pane azzimo, che stato fatto da Maurizio.
Maurizio, insieme a tante donne del paese, si dato da fare nel preparare piatti tipici e ormai dimenticati. Dopo la funzione stato offerto un banchetto con appunto questi cibi, poveri e semplici, ma molto buoni. La giornata proseguita con danze e musiche occitane. Sapete cosa vi dico? Quelle musiche e quelle danze mi facevano sognare, era come se dovessi ritornare indietro nel tempo. Tutta la giornata stata movimentate ed allegra. Nel pomeriggio, io con altri bambini ci siamo sparsi per il paese per offrite le coccarde della Vastera.


Erano dischetti di legno con sopra una stella rossa fatta con della pasta. La stella uno dei simboli della Vastera. Abbiamo cos raccolto delle offerte. Quello che mi ha colpito di pi stato l'entusiasmo di tutte le persone che hanno partecipato e l'armonia che regnata in tutta la giornata. Credo che Verdeggia abbia mostrato una bella immagine e del paese e dei suoi abitanti

Federica Riva