Un’idea transfrontaliera :  “l’acqua racconta”
di Christiane Eluère

Ringraziamo vivamente  la Prof. Christiane Eluére per questo contributo: il suo racconto sull’acqua, ambientato  a Pigna e nell’Alta Valle  Nervia, può essere facilmente  letto come riferito anche agli  ambienti  simili  di tutte le valli della Terra Brigasca.

 

Quando nell’inverno 2002 ho saputo che i miei colleghi del museo dipartimentale delle Meraviglie a Tenda avevano per l’estate a venire anche un progetto sull’acqua, abbiamo deciso con entusiasmo di costruire insieme una mostra in due parti. Sotto il titolo generico “L’uomo e l’acqua nelle Alpi meridionali”, il museo di Tenda, per vocazione legato al santuario preistorico del Monte Bego, si è impegnato nel tema dei “culti dell’acqua dai tempi preistorici” e a Pigna, c’era da concepire una mostra sull’acqua nella vita quotidiana contadina, a partire da osservazioni e inchieste nel territorio.
Questa collaborazione transfrontaliera, basata sullo scambio di competenze e sui rapporti personali d’amicizia è stata una dinamica efficiente. Il risultato è stato un vero successo.

“L’acqua racconta”(*) è un viaggio nel tempo per riscoprire l’importanza  dell’acqua attraverso degli esempi scelti nella comunità contadina di Pigna e nell’alta Val Nervia. E stata l’occasione di consegnare i ricordi delle persone, dei luoghi e delle tecniche e di fare confronti  con altre zone vicine.
Il percorso segue le principali specificità dell’acqua, elemento complesso e paradossale, ricco di simboli : l’acqua è vita -  l’acqua nutre - l’acqua feconda - l’acqua è morte - l’acqua purifica e cura.

Elemento primordiale, l’acqua è sinonimo di vita, è all’origine della vita. Quasi tutte le mitologie si riferiscono all’acqua. Nella nostra galassia sembra che solo la terra abbia dell’acqua allo stato liquido. La terra si è formata 4,6 miliardi d’anni fa e le prime molecole vive si sono costituite in questo ambiente, i primi vertebrati sono usciti dell’acqua 360 milioni d’anni fa !  Tutti gli esseri vivi sono costituiti da una proporzione d’acqua (gli umani di 70 %) e l’embrione poi il feto ha per 9 mesi una vita acquatica nel liquido amniotico. Si capisce il legame profondo tra l’acqua e  l’umanità.  

Il carsismo : La zona del massiccio del Toraggio e Pietravecchia offre una rete interessante di fiumi sotterranei. A Pigna più di 180 grotte evidenziano un carsismo eccezionale. La formazione dei massicci del Mercantour e dell’Argentera risalgono al Luteziano (45 milioni di anni).  Le pareti rocciose sono di calcari nummulitici (piccoli organismi unicellulari) formati con un accumulo di resti fossili animali e vegetali che vivevano in mari caldi di tipo subtropicale. Il sollevamento tettonico  tra la fine del Terziario e l’inizio del Quaternario, ha creato una rete di fratture e faglie lungo le quali le acque piovane si infiltrano in profondità sino a formare torrenti sotterranei al contatto con le rocce marnose poco permeabili, Così si spiega l’abbondanza delle sorgenti  sul territorio di Buggio e di Pigna. Circa 200 sorgenti, sorgentelle e pile sono state censite. Siamo proprio in un paese ricco d’acqua !

L’acqua per bere e mangiare : L’alimentazione in acqua di una popolazione (uomini, bestiame, piante) è la preoccupazione primordiale  : per bere, per far da mangiare,  per pescare, per comunicare. Già nella preistoria tanti insediamenti erano stabiliti in funzione della vicinanze ad un fiume o ad un lago per la sopravvivenza del gruppo !
Negli anni ’60, per approvvigionare di  acqua la popolazione di  San Remo cresciuta a causa dello sviluppo delle colture floreali e del turismo estivo, è stata costruita su una precedente malga  del territorio di Pigna la diga  di Tenarda.
A Pigna 15 fontane sono censite. Una delle prime è la fontana “dei Pignaschi”, sulla strada di San Bernardo. La fontana dei “Canui” è già menzionata nel Cinquecento negli statuti comunali. È interessante notare una tipologia caratteristica in ogni paese (fontane coperte con una volta a Buggio o a Castelvittorio, per esempio).
La foto di Marcellina portante il secchio d’acqua sulla testa, negli anni ’50 ricorda un fatto della vita sociale: cercare l’acqua alla fontana, duro compito delle donne. Trasportavano parecchie volte al giorno l’acqua con secchi di rame, ”seglie”, i più resistenti, oppure in brocche di terra cotta. Altre forme di brocche esistono per servire l’acqua a tavola.
Il fiume è una fonte d’alimentazione. Il Nervia  come  il Roja erano una volta pieni di pesci. Per la pesca all’anguilla, famosa a Isolabona - la necessità rende ingeniosi – le tecniche più fantasiose  sono state inventate, tra l’altro con  il “varegu”, una pianta  della zona. La sua radice, ridotta in polvere, stordisce le anguille ed è più facile  catturarle con le forbici “le tesuie”!

l’acqua pulisce : Il bucato è  il tradizionale lavoro femminile ormai sparito che impegnava tempo e stanchezza ma aveva un aspetto ludico, A Pigna si ricordano ancora i luoghi dove le donne s’incontravano per lunghe chiacchierate mentre lavoravano le mani nell’acqua fredda del fiume o dei lavatoi.
“Ai ponti” era un posto privilegiato perché si poteva stare in piedi e non inginocchiarsi. In realtà questo canale è un bear che porta l’acqua ad un mulino e ad un frantoio (ved. foto). Poi una o due volte all’anno si procedeva al grande bucato con la cenere, lavoro lungo e laborioso.

L’acqua può uccidere : L’ex voto di Paolino, ricorda la caduta nel torrente di un bambino di 9 anni, salvato da donne che facevano il bucato. Era il 1920. Alcuni altri ex voto del santuario di Passoscio evocano degli incidenti di carri nel fiume, il fulmine sul gregge in montagna, tuttavia non c’è nessun  ‘ex voto’ in ringraziamento della pioggia, o per chiedere la pioggia.
L’acqua può distruggere. Le principali calamità sono le alluvioni. Quelle del 1998 del 2000 non sono le prime ; già nel 1330, nel 1345 grandi piogge precedano la carestia, la peste ed  i capricci del maltempo si osservano ogni secolo.

L’acqua feconda la terra :
L’irrigazione è una grande conquista dall’uomo ; il fatto di alimentare i terreni in acqua e di sapere controllare quest’innaffiamento, o al contrario di scavare canali di drenaggio per evacuare l’eccesso d’acqua, sono tecniche messe a fuoco nel Neolitico 7-8 mille anni fa, un passo importante della civilizzazione.
A Pigna, l’irrigazione è un’ attività capitale per i contadini. Ancora oggi i canali “bear” sono puliti regolarmente. Sono scavati nella terra, o nella roccia, ogni tanto sono sostenuti da sistemi di arcate costruite in pietra. Ci sono dieci principali “beai”. Ognuno ha il suo regolamento :  quello dell’Alto Moro : “era divisa ad ore sulle 24 ore, inclusa la domenica. Ad ogni proprietario era assegnato un numero d’ore articolate e calcolate in base alla grandezza del sito”. Invece di domenica l’acqua del “Bear delle Carsee” era libera “alla Vejenda” : “venne deciso che chiunque avesse bisogno di acqua, stabilita nella misura di un ora, si sarebbe dovuto recare sulla mulattiera in prossimità del sito essendovi una bella pianta di fico, vi avrebbe appeso uno straccio facilmente identificabile ed appendendolo nella parte più alta della pianta, aveva di conseguenza il diritto di innaffiare per prima”...
Nelle Alpi le più antiche (VI secolo a.C.) tracce di canali sono state osservate nel Trentino. È stupendo che in zone di alta montagna, l’acqua sia controllata presto da regolamenti e statuti. Nel Vallese, nel Val d’Aosta, il Tirol, a partire dal XIII e soprattutto nel XV secolo, numerose reti d’irrigazione sono scavate nella roccia o sistemati con canali di legno sul fianco vertiginoso delle montagne.  

Gli antichi statuti  : Le istruzioni che riguardano l’acqua negli statuti delle comunità rurali della nostra zona (Apricale, Taggia, Triora...) già dal Trecento, dal Quattrocento sono molto precise. Quelli di Pigna (1545) contengono  articoli specifici per l’acqua : non inquinare le fontane,  non lavare drappi o carne, non lasciare aperta la fontana, non rompere l’acquedotto ne la fontana.

La forza idraulica : un’ invenzione(**) capitale per lo sviluppo economico !

Questi canali d’irrigazione servivano nell’alta Nervia per innaffiare le coltivazioni nelle campagne, la canapa, le prime industrie come la cartiera d’Isolabona (XV secolo ?), e soprattutto per attivare i  mulini e frantoi.
A Pigna ci sono  vestigia ancora visibili di 25 frantoi e mulini, una forte densità nell’alta vallata. Due pergamene del 1318 evocano l’attivita del più antico attestato : il Mulino della Ciappa.. Oggi rimangono le rovine di almeno tre frantoi e un mulino in questo luogo, sul bordo sinistro del Nervia, davanti al paese di Pigna. Altre pergamene del 1528 e del 1529 menzionano il frantoio di Carne che ha funzionato come quelli della Ciappa  fino al 1960-70.
L’ultimo frantoio tradizionale ha funzionato a Pigna, fino al 1990 e l’ultimo mulino a farina “ai ponti”, fino al 1970.
Poi l’elettricità è arrivata nel 1901  con la costruzione precoce di una centrale elettrica a Pigna. Durante la messa di Natale, al momento del Gloria, la chiesa fu illuminata dalla luce elettrica !  Questo segnava una nuova era.
 

L’acqua cura : A Pigna, la sorgente d’acqua sulfurea del Lago Pigo era forse già frequentata dal Medioevo: sopra,  una chiesa è menzionata dal 1277. La sorgente del Lago Pigo prende notorietà nell’Ottocento con il libro “La vallée dela Nervia “ pubblicato nel 1874 dal Dr. Farina che ne ha acquisito lo sfruttamento. Nei fabbricati rurali e nei frantoi sono ricavati locali dove vengono tenute tinozze per fare i bagni con l’acqua sulfurea. Il vicino Hotel de Paris ospita i primi curisti ! Dal 2000 vi esiste  un complesso termale sofisticato.

Conclusione

L’acqua   non si può dissociare dalla storia degli uomini, fa parte del patrimonio e dell’evoluzione delle attività e del progresso.
Questo tentativo d’inchiesta su un territorio limitato ha fornito un’informazione ricca che permette di stabilire l’esistenza di una “cultura dell’acqua”, nata probabilmente al tempo del Monte Bego, con i primi contadini e pastori.
In questo  paese equidistante dalla montagna e dal Mare Mediterraneo questa cultura dell’acqua evoca più legami col mondo alpino.
La preoccupazione per la qualità e per la distribuzione dell’acqua non è un fenomeno nuovo : da molti secoli è segnata da un bisogno profondo e unanime di fissare delle regole.  Anche in un territorio dove non manca !
Tutto questo non  deve essere dimenticato per il domani.


(*) mostra presentata a Pigna dal 28 giugno al 26 ottobre 2003 e a Ventimiglia dal 8 novembre al 31 Gennaio 2004 ; la mostra a Tenda dura fino al 14 marzo 2004

(**) Lo sfruttamento dell’energia idraulica risale all’epoca ellenistica. I Romani hanno migliorato la tecnica e fatto funzionare mulini à ruota verticale molto potenti. In Europa nell’Alto Medioevo i mulini sono migliaia. In Inghelterra, già nell’ XI secolo sono censiti 5.600 mulini ad acqua !