Ricostruiamo insieme i Costumi Brigaschi Arfm nsm e rube d ti ni
IL COSTUME DI PIAGGIA A RUUBA D TI ANI N LA CIAGIA
Continuazione della ricerca sullautentico modo di vestire di ntri vgli di Carlo Lanteri

Il quadro dellabbigliamento tradizionale di Piaggia, soprattutto grazie ad un rinnovato interesse da parte di alcuni Piaggesi, in questi ultimi anni si sta ricomponendo con grande chiarezza. Ci possibile prima di tutto per la documentazione fotografica relativa, molto interessante. Si tratta di un discreto numero di fotografie depoca in cui le persone ritratte indossano ancora quotidianamente il costume tradizionale Brigasco o, come vedremo pi avanti, lo indossano per loccasione (anche in questultimo caso, comunque, si tratta di capi originali caduti in disuso non molti anni prima). In secondo luogo, a Piaggia si conservano molti capi dellabbigliamento tradizionale, sia feriale sia festivo, riemersi recentemente da un lungo oblio per una ritrovata passione per le proprie radici da parte di molte persone che questi capi conservano in casa per il valore affettivo che ad essi giustamente hanno sempre attribuito.

   Oggi, in un momento in cui mi sembra assolutamente urgente studiare e fissare tutto ci che fa parte della nostra tradizione dato che i nostri anziani -che conservano la memoria storica- stanno scomparendo, la riscoperta, il recupero e la rimessa in onore dellabbigliamento tradizionale assume un significato ancora pi importante; non si tratta infatti di unoperazione archeologica fine a se stessa e perci di dubbio significato, ma di un atto di riappropriazione delle nostre identit e peculiarit nellambito della pi grande famiglia umana. Se labbigliamento lo specchio di un popolo, si capisce allora come il suo studio, la sua conservazione e il suo utilizzo -seppure in occasioni sporadiche- corrisponda ad una valorizzazione della propria umanit.

   Dalla documentazione in nostro possesso risulta che il costume di Piaggia, tanto quello maschile quanto quello femminile, si presenta sostanzialmente identico, per foggia e per denominazione dei vari capi, a quello in uso negli altri centri della Terra Brigasca.

   Per quanto riguarda luso quotidiano dellabito tradizionale, Piaggia si presenta come un caso un po anomalo rispetto a quello degli altri paesi Brigaschi in cui, come ad esempio successo per Realdo o per Upega, gli ultimi ad averlo indossato sono stati uomini; a Piaggia, invece, lultima ad essere ricordata da testimoni tuttora viventi per aver indossato fino allultimo la pitca la pesante scamiciata di tessuto di tamgna, gi descritta negli articoli dei numeri precedenti, una donna, Caterina Lanteri, soprannominata a mnga, scomparsa nel 1953.

L'ha chichi ani ch' a ruba d ti ani 'n la Ciagia la s' mssa a sciurti, e d s vn arngrasia parigli Ciage ch li y han pigli pasin. Cusc e pma save ci bn cum li s vtin i Ciage d ti ni.

Vn di ch'r l'y ha dch d futugrafe vglie ch le sun prpi ble. Le sun de futugrafe ch' e gnte ch' r l'y ha 'ncl le purtavu 'nco tt' i d a ruba d ti ni o scun le sun futugrafe dund quili ch'in y vir ncl li s'han ms ta ruba pr l'ucasin (ma ad ogni mod la ruba antiga ch li avn chit d meturs git chic an anant).

Pi vn di ch'n la Ciagia r l'y ha 'nco dch d trsi d ta ruba, tant da uvrai ch da fta, ch li sun sciurti d'n dund li ru barai prch chicn ch l'ava 'n c ta ruba prch la ra di si vgli e dunca 'r l y ra afsiun, l'ha pigli pasiun pr le cuse d ti ni e 'r s' dunait d'aturn.

n l mumnt ch'e sm, e crd ch'in dv acampa e tdia tt l ch' da notra tradisiun, ci drg ch'in po', prch i ntri vgli, ch s'argordu 'nco tante cuse d ti ni, cianin cianin li s'n van. Arura in po' acapi ch l' 'npurtant srca, tdia e urnars a mtu -magara anche dm pr'in d- a ruba d ti ni prch fa lol 'r n vo di-nu fa de nsciare o fa tant pr fa, ma 'r n'ada a save 'ngin ci bn chi e sma e loc e ma d dfrnt dai autri. S'r mod d veturs de gnte 'r di chi le sun, arura, cum' e hai gi dit, tdia a ruba d ti ni 'r vo di cunusciurs ci bn.

Dae futugrafie e dai trsi d ruba d ti ni ch li han nco 'n la Ciagia, in vir ch la apuprs cum qula di autri paisi da Tra Brigasca, tant pr la fasin cum pr l nom ch'in y duna.

S'e vurma di fin quand i Ciage li han purt tt' i d 'r cutm, vn di ch'n la Ciagia la 'ndaita dfrnt ch 'nt tanti autri paisi da Tra Brigasca, cum'n l'pga o 'n Reud, dund i riri ch'han purt a ruba d tamgna prmpi li sun i mu. n la Ciagia, a rira ch'in s'argorda ch l'ig purt a pitca, ch'e n'hai gi parl 'n li autri nmru da Vatra, la ava ina fmna, Catar Lanteri, ch d tranm li y din "a mnga" e ch la morta dr Sinquantetri.

 

In questa eccezionale fotografia di fine Ottocento ritratta Caterina Lanteri (soprannominata a rina) che indossa il costume tradizionale: camicia col collo adorno di pizzo; giubbino in tessuto stampato ornato da due strisce di stoffa rossa dette i rscti e allacciato con nastri; gonna chiara molto ampia e grembiule scuro che copre quasi interamente la gonna, molto increspato e allacciato sul davanti. Completa labbigliamento la caratteristica acconciatura con il nastro di velluto nero, il  vl.  

La fotografia molto preziosa perch  una delle pochissime che documentano nelluso il costume Brigasco pi tipico ed antico.  

 

 

 

Queste fotografie, in cui compaiono due anziane Piaggesi, ci documentano  luso di vari tipi di fazzoletto. La donna a sinistra porta un fazzoletto scuro incrociato sul petto (r mndigli) e sul capo un altro fazzoletto (r mndigli da tta), annodato dietro la nuca, foggia tipica adottata nei momenti di lavoro. La donna a destra porta il fazzoletto sul capo e annodato sotto il mento, disposto, come in tutta larea Brigasca, in modo da lasciare ben in evidenza lacconciatura caratterizzata dal vl. A Piaggia questo nastro, in quasi tutte le foto depoca in cui compare, risulta particolarmente alto.

 

 

 

Nella foto a sinistra  vediamo Maria Lanteri, detta Mar d Gi dpghra (1876-1954). La foto risale al 1935 e ci mostra Maria intenta a filare la lana con la rocca e il fuso. Porta il fazzoletto incrociato sul petto e presenta un interessante grembiule, dalla foggia consueta  ma rigato, il che fa pensare che sia stato confezionato riutilizzando la stoffa  di una gonna non pi usata (finora, infatti, non sono documentati grembiuli in tessuto rigato ma solo gonne). Da notare, sul capo, il caratteristico vl. La bambina che le sta accanto, con la bambola, la nipote Mariuccia Banaudi. Nella foto a destra, pi o meno dello stesso periodo, vediamo la consuocera di Maria Lanteri, Maria Banaudi, detta Mar dr Fre (1863-1938), anche lei intenta a filare la lana. Porta sul capo il fazzoletto messo in modo che si possa vedere bene il vl e indossa un grembiule, allacciato come al solito sul davanti ma questa volta con due capaci tasche applicate.

 

 

Nella foto a sinistra, che quella del suo documento di identit -come attesta la firma in calce dellUfficiale di Stato Civile-  ritratta Maria Pastorelli,  di Carle, scomparsa nel 1929. In questa fotografia, databile agli anni Venti del Novecento, la donna, vestita di abiti molto scuri, indossa una casca a maniche lunghe con il colletto alto e completamente chiusa sul davanti, di foggia ottocentesca ed un amplissimo grembiule, senzaltro nero, che copre interamente la gonna. Porta tra i capelli limmancabile vl , di unaltezza considerevole.

 

          

 

La foto a destra -databile al primo trentennio del Novecento- ci mostra Caterina Lanteri, ripresa da un fotografo professionista, come dimostra il fondale teso dietro lanziana donna e lalto tavolino sul quale posato un vaso con piante.

Anche Caterina indossa una casca scura, presumibilmente nera, anche questa di foggia ottocentesca, caratterizzata da minutissime pieghe sul davanti e dagli alti polsini ornati di bottoni. La gonna, scura anchessa, ricoperta dal consueto ampio grembiule allacciato sul davanti, in questo caso -unico tra quelli riprodotti in foto depoca- sprovvisto di fiocco, ma semplicemente annodato con i due capi ricadenti.

Ben in evidenza, anche questa volta, il vl, meno alto di quello portato da Maria Pastorelli nella foto sopra.

 

 

 

 

Questa fotografia   datata Aprile 1931 e reca sul retro la scritta: ore belle, momenti allegri, ricordi gentilli del nostro villaggio. Gelso(?). Ritrae  un gruppo di giovani Piaggesi che indossano per loccasione gli abiti tradizionali. La foto molto interessante perch presenta un numero considerevole di capi senzaltro autentici, anche se non pi usati quotidianamente, almeno alcuni. Tutti gli uomini indossano il costume completo composto di camicia bianca di tela, maglia di lana naturale  marrone o bianca lavorata ai ferri e bordata completamente di fettuccia e follata; pantaloni al ginocchio del caratteristico tessuto di &stamgna, di cui si detto negli articoli precedenti, calze di lana bianca naturale follata,  fazzoletto al collo a mo di cravatta, cappello di feltro. La foto evidenzia dunque che il costume maschile di Piaggia sostanzialmente identico a quello degli altri  centri Brigaschi. Lo stesso dicasi per quello femminile. La prima donna da sinistra, con il grembiule sollevato da un lato, mette in evidenza la pitca, anche qui bordata in fondo di fettuccia, come appare chiaramente; le altre donne indossano verosimilmente gonne (fude) ricoperte quasi interamente dagli ampi e arricciati grembiuli (faudi), di diversi colori, allacciati sul davanti; giubbini (casche) di foggia ottocentesca chiuse sul davanti e completate, alcune, dal fazzoletto incrociato sul petto. Sul capo il caratteristico vl. Non compaiono qui esemplari di casche con i ruscti, ossia le caratteristiche strisce di stoffa rossa che si osservano nella foto n.1. La terza donna da sinistra in alto porta, oltre al fazzoletto incrociato sul petto chiamato mndigli , anche il fazzoletto sul capo, il mndigli da tta. 

Le persone ritratte nella fotografia sono:la prima donna da sinistra, Giuna d Pi d Gius (madre di Tanta Marita dntuni d Lc); procedendo verso destra, Carlo Pastorelli (Cutantin)  e Maria Pastorelli (Mar); seguono Silvio Banaudi (Sirviu), due non identificati e, ultima a destra, Angiolina Lanteri (*ng*rina C*lna), sposata a Upega. Davanti, accosciati,da sinistra verso destra: Giovanni Pastorelli (Giuan dr  Lira); Giacomo Antonio Lanteri (Giacm nt) e Giovanni Pastorelli detto il biondo  (Giuan d Mar). Due delle donne mostrano alcuni dei lavori quotidiani tradizionali delle nostre antenate: la prima  da sinistra, la confezionane  delle calze ai ferri (secondo una modalit piuttosto antica per cui il filo di lana progressivamente svolto dal gomitolo viene fatto passare attorno al collo) e la penultima del gruppo, la  filatura della lana con la rocca e  il fuso.

 

 

In queste due fotografie Nicoletta Bottero indossa alcuni capi tradizionali in perfetto stato di conservazione. Le immagini, scattate presso il portale della chiesa parrocchiale di Piaggia, ripropongono quello che doveva essere laspetto di una Piaggese d* &ti ni appena uscita  dalle funzioni religiose. Nella fotografia di sinistra la ragazza porta sul capo, sopra il caratteristico nastro di velluto nero, a vlta, un velo di pizzo, in questo caso nero, che le donne hanno portato regolarmente  in chiesa fino ad anni piuttosto recenti. Nella foto di destra, invece, il capo coperto da un bellissimo esemplare di mndigli d tb, un sottile tessuto giallo-arancione operato e decorato a motivi  vegetali. Sulle spalle, un eccezionale esemplare di scialle rettangolare nero in lana fine lavorata a rilievo e bordato su tutti e quattro i lati da frange, lo stesso che Nicoletta, nella foto a sinistra, porta ripiegato sul braccio sinistro. In mano il libru da Messa.

 

In queste foto, Nicoletta mostra una casca ottocentesca di colore nero chiusa sul davanti da piccoli bottoni bianchi, con maniche a sbuffo terminanti in alti polsini e decorata sul davanti e sul dorso da piccole pieghe. Da notare  la bellissima gonna -e fude- (la stessa delle foto sopra) in cotone rigato nei colori blu, bianco e rosso, decorata in basso da una doppia impuntura di filo bianco che delimita laltezza della balza in cotone rigato in bianco e rosso cucita all interno. Nicoletta porta alle orecchie i tradizionali cerchi doro delle donne Brigasche, e anlte.  

 

 

   Ringrazio di cuore tutti i Piaggesi che hanno dato un contributo personale per la realizzazione di questo articolo fornendomi notizie e informazioni relative al costume tradizionale e ai suoi accessori. In particolare le Signore Giuliana Pastorelli (a figlia d Cutantin) e Maria Lanteri (a figlia d C dr Bate).

   Un ringraziamento particolare a tutte le persone che generosamente mi hanno permesso di riprodurre e di pubblicare le fotografie dei loro familiari:

per le foto n.1-2-3,  la Signora Ginette Mandrile (a figlia d Pierina d Sabina); per le foto n. 4 e 5, la Signora Mariuccia Banaudi; per le foto n. 6-7-8, la Signora Giuliana Pastorelli.

   Per avermi lasciato fotografare i capi tradizionali di loro propriet, ringrazio ancora le Signore Maria Lanteri e Giuliana Pastorelli e la Signora Rosanna Rinolfi-Lanteri.

   Infine devo indirizzare un ringraziamento speciale a Nicoletta Bottero che, con grande disponibilit e pazienza, ha posato nelle foto n. 9-10-11-12, scattate da me.

   Nellarticolo che comparir sul prossimo numero de A Vatra intendo pubblicare gli ultimi risultati della ricerca sui costumi condotta a Piaggia presentando parte di un costume da sposa e alcuni interessanti reperti complementari allabbigliamento femminile.

   Per chi volesse contribuire a questa ricerca sui costumi della Tra Brigaca inviandomi materiale utile (fotografie depoca, fotografie di capi ricostruiti, disegni, stampe, documenti scritti, informazioni orali ricevute da anziani etc.) il mio indirizzo il seguente:

 

CARLO LANTERI, Regione Rollo n.24

17031 ALBENGA (Sv)

Telefono: 0182-555824

e-mail: calanteri@libero.it

Carlo Lanteri