Nel ricordo dei Brigaschi  dispersi in Russia…

APPELLO di Marco Alberti Cel

 

Come le cose che si fanno, a volte, per gioco o per scommessa: così, pensandole, magari spinti da ombre di sogni o di idee, ma senza realmente crederci fino in fondo…

Non ho conosciuto i giorni dell’angoscia: la Provvidenza mi ha graziato dandomi di appartenere a due generazioni successive a quella di chi quei giorni  ha vissuto. Eppure è come se di allora avessi visto e sentito…

Ho raccolto nella memoria, prima bambino inconsapevole affascinato solo dalle avventure nel racconto, poi ragazzino “infarinato” (quanto malamente, purtroppo!) dalle tappe scolastiche, il ricordo, preservandolo così come appreso: voce dapprima sommessa, buttata là come diversivo (quale diversivo sono le lezioni di vita!) durante serate lunghe e apparentemente tutte uguali, e poi accresciuta sino a divenire sferzata, quasi grido, man mano che il tono e la partecipazione del narratore salivano.

Quante vicende hanno valicato i secoli così, nella nostra terra? E tutta l’essenza del nostro dirci Brigaschi non sta forse solo in questo: nel dovere consapevole di riconoscerci accomunati dalla “memoria”, sola ragione di dirci fratelli, e sola ragione per cui ancora coltivare uno spirito di solidarietà costruttiva?

Dove finivo, in quelle sere? …Perso a fantasticare dietro i paracadute dei lanci che cadevano su Marta; a spiare l’apparizione dei tedeschi sui poggi di  Sanson, o a tremare alle “gesta” di quei personaggi forse idealisti e forse avventurieri che la gente chiamava “ribelli”,; o , ancora,  a camminare con i gruppi di disperati che arrivavano dalla Francia e in incerte mattine di settembre barattavano il loro bagaglio in grigioverde con gli stracci da lavoro del primo contadino incontrato sulla strada dei campi.

Sono cresciuto con la convinzione di poter fare, quasi di dover fare, affinché queste ombre non continuassero a  rimanere tali: affinché altri, come io un giorno, possano meravigliarsi, indignarsi, commuoversi. In una parola: crescere. Grazie a storie che invenzione non sono (radici…); e maturare spirito e coscienza più e più che per  troppe riflessioni imposte da professori pedanti, magari, ma immemori. O ignari…

E nel coltivare il gusto per le cose terribili e insolite che la Storia ha riversato anche sulle nostre valli, incontrare l’impronta e il sentimento (l’anima viva!) dei protagonisti, e in definitiva, di sé…

 

Ho scritto poche righe, anni fa   su una rivista d’arma per trovare un’eco di quelli che troppi hanno accettato ormai come “dispersi”.

Ma come si fa a parlare  per anni di qualcuno, con cui si è cresciuti,  come se  all’improvviso fosse divenuto aria, spirito senza più forma, sospeso in quella ignota e stranissima dimensione della coscienza per cui non si è, razionalmente, più, ma in cui nulla può certamente dire, forse confortando,  che davvero più  non si è?

E ora, a distanza,  un appassionato di Vicenza , il Sig. Periz Giovanni, si è fatto vivo, dicendosi in possesso di una messe di nomi, cognomi, dati anagrafici e di appartenenza ai reparti, ma soprattutto di date e località certe di morte e sepoltura raccolte durante lunghi anni di confronti, dialoghi, ricerche, peregrinazioni attraverso archivi italiani e non.

Chiede un aiuto per terminare quello che per telefono mi ha definito come “un ponte per e nella memoria”: sapremo, come Brigaschi, fornirgli tramite me o la nostra associazione, i dettagli che gli mancano? (nomi e cognomi dei nostri dispersi, date di nascita, paternità, reparto di appartenenza all’atto della presunta scomparsa, eventuali familiari ancora in vita a cui comunicare l’esito della ricerca).

Ne otterremo in cambio, permettendo il completamento di quanto già in suo possesso, seppure non per tutti, sicurezze su quanti certamente identificati. Certezze su impronte lontane nel nostro cammino…

 Rif.  : Marco Alberti, Via Boves, 17 – 12011BORGO SAN DALMAZZO (CN) - Tel. 0171 261592