CARNINO

Riceviamo dal Guardaparco Erik questi bei ricordi che sanno tanto di nostalgia e riconoscenza verso il collega Ivo Alberti che dal 1° dicembre ha  lasciato l’incarico che aveva a Carnino  per assumerne un altro presso la Polizia Ambientale della Provincia di Imperia. Il trasferimento  è dovuto solo a motivi familiari. La moglie, insegnante presso una scuola in Provincia di Imperia, presto darà alla luce un bel bimbo e Ivo potrà stargli vicino e presto raccontargli tante belle favole legate alla sua terra brigasca e agli animali selvatici di cui   conosce tutti i segreti.      

                                                                                                                                         Luciano Frassoni

 

PARCO NATURALE ALTA VALLE PESIO - TANARO

Il Parco Naturale Alta Valle Pesio e Tanaro, bordeggiando la Francia, si estende, per l’alta valle del Tanaro, nel vallone di Carnino, per circa 2000 ettari,  inclusi tra i  dirupati versanti delle Arzelle e dei monti Marguareis, Pian Ballaur, e Saline in quello che si può definire il cuore della terra Brigasca che custodisce gelosamente tesori naturalistici e profondi segni di una cultura popolare che era improntata sulla pastorizia e agricoltura. Da più di un decennio, sui sentieri che disegnano queste valli, come tratti di matita su di un variopinto quadro, si muove attento un guardaparco brigasco, dall’aspetto forse un po’ burbero, apparenza che si dissolve nell’immediato,  se lo si conosce,  che della montagna e delle sue valli ha   fatto uno professione…e una passione. A noi, giovani guardaparco imberbi e  inesperti   , fin dai primi giorni di servizio, veniva automatico, su qualsiasi argomento professionale fare riferimento a lui che su ogni quesito proponeva con calma e razionalità una soluzione.
E così i giorni passavano tra vigilanze caccia, notti insonni, lunghi passi tra i rocciosi declivi, improbabili inseguimenti e irriferibili sudate che aiutavano a cacciare all’esterno dei nostri corpi i litri di caffè consumati all’alba in “casetta”. Momenti vissuti all’ombra dei pini mughi e delle pareti delle Fascette. Ottobre 1999, censimento camosci. Posteggiamo la Panda poco prima di Selle Vecchie “dove andiamo?” domando entusiasta e curioso e lui:“Passo Scarasson, mettiti le ghette” “acc. non è a due passi” dico io,  “vedrai, passiamo dietro il Pertega, lungo il vecchio sentiero, usciamo sul colle e di lì in mezz’ora siamo su. Prendo il cannocchiale lungo, il treppiede lo pigli tu?” “OK”  “mezz’ora dal colle?!…se lo dice lui…”pensai.
Gli  scarponi di plastica affondavano fino agli stinchi nella prima neve  dell’autunno che imbiancava  le Alpi Liguri dai 1800 metri in su. Le ghette assolvevano pienamente alla loro funzione. Dopo un paio d’ore di cammino giungiamo all’attacco dell’ultimo ritto pendio che porta a Passo  Scarasson che si affaccia sulla distesa lunare della Conca delle Carsene. I risultati del censimento, dopo 10 minuti di scrupolosa osservazione erano piuttosto scarsi : due camosci nell’intero bacino. “Poca roba eh, Ivo” “pensavo di non vederne nemmeno uno, dopo la neve di ieri! Comunque possiamo tornare . Occhio a scendere il primo pezzo, se parti vai a fermarti laggiù” “dici..? In effetti… aspetta che ti seguo; ah… volevo chiederti il nome di quella punta là…e quella valletta lì…e il paese laggiù…invece dietro la Ventosa cosa c’è?…” .
Dopo le esaurienti risposte che mi invogliarono a proseguire con una tempesta di domande a carattere toponomastico, naturalistico ecc. discendemmo verso la vettura cianciando come al solito di svariati argomenti e di come ci sarebbe piaciuto impostare la nostra professione. Lasciandoci gli chiesi a che ora ci saremmo dovuti trovare l’indomani per la vigilanza caccia e un po’ apprensivo aspettai la risposta che già immaginavo: “Passo a prenderti alle quattro! Ciao” “già… alle quattro…ciao a domani”. L’indomani mattina, quando ancora mancavano dieci minuti allo scoccare dei quattro rintocchi, legandomi a memoria gli scarponi con gli occhi tra loro incollati come saracinesche, sentii il motore della Panda di Ivo mugolare davanti alla porta di casa. E così tra giornate simili o  diverse, l’incedere del tempo mi ha regalato i primi capelli bianchi e l’esperienza necessaria nel mio lavoro, anche se dopo diversi anni dividendo la giornata lavorativa con il collega brigasco,  era permanente una sensazione particolare che provavo anche a scuola: quella di essere in compagnia del maestro oltre che di un amico. 
Gli eventi della vita di ognuno guidano le persone a seguire svariate strade e il trasferimento in ambito professionale da Ivo tanto aspettato giunge in un momento molto importante e bellissimo della sua vita coniugale. Perciò, proprio mentre un po’ divertiti apprendiamo che  anche se con una divisa diversa ti vedremo spesso  in questa magnifica  zona , e penso di poter parlare anche a nome dei colleghi che hanno con te condiviso molte giornate su queste montagne, felici per voi, ti rivolgiamo i migliori auguri  e ti ringraziamo per ciò che ci hai trasmesso ed insegnato tra inanellamenti, piante, passi , sciate, temporali, notti al Don Barbera, al Saracco, giornate sul Manco, nei bergugnun… . “…sai dove è Ivo? L’hai sentito?” “no, lo chiamo per radio:  Ivo da sede,  Ivo da sede, posizione?” “…Sì, vi sento forte e chiaro, sono alle Mastrelle…”.

                                                                                                                                             Erik Rolando