POSTA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo le note di nostalgia della  sua infanzia a  Verdeggia 

di Rosanna  Lanteri

 

La vita moderna spesso ci toglie il piacere di ricordare le cose semplici vissute nella nostra infanzia.
Ho vissuto per  più di 35 anni nel mondo del lavoro bancario ed oggi, fresca pensionata, mi accorgo di avere attesa le ferie estive per potermi far accogliere a braccia aperte dal mio piccolo dolce paese: Verdeggia, ai piedi delle Alpi Marittime, dove svetta  la Statua del Redentore.
Sono sempre stati giorni di ricordi: i profumi e i sapori degli orti che  mi riportano indietro perché già respirati e assaporati, oppure di scoperta: certi fiori che ornano gli orti e che a Verdeggia avrei pensato non potessero crescere e fiorire.
Ero bimba e vivevo,  in inverno, solo con la mamma Pasqualina, perché papà Giuseppe svernava con il gregge a Pantasina, dove il clima era meno rigido.
Andavo a scuola: la classe unica raccoglieva  i bambini del paese dalla prima alla quinta.
Ognuno di noi entrava in aula  con la cartella e un pezzo di legna che serviva per alimentare il fuoco della stufa scolastica posta vicina alla cattedra e alla lavagna.

 

Ogni anno avevamo un insegnante nuovo. Questo significava avere molta curiosità per il nuovo maestro, che puntualmente arrivava ai primi di ottobre e se ne andava poi a giugno dell’anno successivo.
Il maestro ( o la maestra) risiedeva nella canonica della chiesetta e la nostra  aula  era al primo piano della canonica stessa. La nostra vita non aveva molte esigenze: i genitori coltivavano gli orti e i campi e vivevamo tutti dei prodotti della terra. Le mamme erano addette  alla panificazione. Solo una mamma era un   po’ diversa dalle altre, perché gestiva il negozio del paese e vendeva anche i biscotti: era  Paolina, sposata Alberti e mamma di tre  componenti del gruppo scolastico: Rosalba, Sandro e Giuliano.
Le giornate di allora, vissute secondo regole ben precise, avevano un po’ il sapore delle favole, anche se nessuno di noi se ne accorgeva.
Verdeggia non era carrabile: per raggiungere Triora era necessario percorrere 12 Km  di strada a piedi;  poi da Triora, con una corriera un po’ traballante che impiegava  tanto tempo a causa della strada non proprio perfetta e delle curve e controcurve, si giungeva ad Arma di Taggia.
 Ecco le macchine ( per intenderci auto), le biciclette, i negozi e tante altre cose Io andavo volentieri a vedere il mare: lo vedevo così grande, così azzurro e pulito…così grande! Tutto diverso dal mio paese: due mondi completamente opposti: Oggi le distanze si sono accorciate e sono diminuite le differenze.    Poi tornavo a Verdeggia: le strade con i ciottoli, le case di pietra e i boschi folti di vegetazione.
I vecchi del paese mettevano in guardia contro i pericoli che era meglio evitare; personalmente ero timorosa di inoltrarmi nei boschi da sola ed anche da adulta mi è rimasto un senso di timore che non riesco a vincere.
 
Ho rivisitato un pezzettino della mia infanzia  a Verdeggia.

Un caro saluto a voi tutti : speciale a chi mi  conosce e cordiale a chi mi ha seguito e letto e che spero di avere il piacere di incontrare presto.